Esplorare per andare oltre

2021-04-07


L’esplorazione e la storia di Rolex sono indissociabili. Gli orologi Rolex hanno preso parte a numerose sfide tra le più significative del XX secolo, dalla scalata delle vette dell’Himalaya alle traversate delle distese ghiacciate dei due poli o alle discese negli abissi oceanici. Ognuna di queste esplorazioni ha permesso di testare e migliorare l’affidabilità e la robustezza degli orologi del Marchio, utilizzando il mondo come un grande laboratorio naturale. E in ognuna di queste imprese, l’esperienza vissuta ha consentito di perfezionare i processi di produzione dei segnatempo.

Da questa storia condivisa è nato l’Explorer, a seguito dell’ascensione alla cima dell’Everest da parte di Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay nel 1953. Successivamente, l’Explorer II presentato nel 1971 si è imposto nel mondo dell’esplorazione grazie alle sue funzioni e alla sua capacità di resistere alle condizioni più estreme, diventando l’orologio degli esploratori polari, degli speleologi e dei vulcanologi. Indossati da donne e uomini fuori dal comune, questi due orologi continuano ancor oggi a percorrere il pianeta in lungo e in largo per capirlo meglio e trovare le soluzioni che permetteranno di salvaguardarlo.

Nel secolo scorso, l’esplorazione ha avuto successivamente tre obiettivi: scoprire i confini del globo, oltrepassare i ‏limiti della resistenza umana e osservare il pianeta per meglio preservarlo. In tutti e tre i casi, Rolex ha sempre accompagnato gli esploratori nelle loro imprese più temerarie.

Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay durante la loro ascensione alla cima dell’Everest.

SCOPRIRE

L’ascensione verso la vetta dell’Everest da parte di Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay nel 1953 ha avuto una risonanza mondiale e Rolex vi ha preso parte fornendo alla spedizione i propri orologi Oyster Perpetual. Lo stesso anno, a seguito dell’impresa dei due alpinisti, è stato lanciato l’Explorer. Questa creazione era il risultato di un lungo percorso condiviso iniziato negli anni 1930, quando Rolex aveva cominciato a equipaggiare diverse spedizioni himalayane, così da osservare il comportamento dei propri segnatempo nelle condizioni estreme presenti ad alta quota. Di ritorno da ognuna di queste spedizioni, gli alpinisti, attraverso i loro feedback, hanno contribuito a migliorare le prestazioni dei futuri orologi Rolex. Così, proprio come il movimento si nutre dei gesti di chi lo indossa, la tecnologia orologiera è progredita grazie alle imprese degli esploratori, per meglio accompagnarli nelle sfide che hanno permesso di scoprire i luoghi meno accessibili del pianeta.


PER PRIMI SUL TETTO DEL MONDO

L’Everest rappresenta la sfida suprema di ogni alpinista. Nel maggio 1953, due uomini facenti parte di una spedizione britannica sono riusciti a raggiungere la cima della mitica montagna. Questa avventura ha avuto un impatto planetario e Rolex vi ha preso parte.

Ogni giorno trascorso sull’Everest è una questione di sopravvivenza. L’organismo è costantemente martoriato dal freddo, dalla carenza di ossigeno e dalla pressione cui si è sottoposti in un ambiente così inospitale. In queste condizioni estreme, due uomini di eccezionale coraggio e forza di volontà sono giunti per primi sul Tetto del Mondo, a 8.848 metri di altitudine, il 29 maggio 1953. Per i membri della loro spedizione, rappresentavano l’ultima speranza di mettere a segno questo primato, poiché i monsoni e le conseguenti tempeste di neve erano attesi da un giorno all’altro. Spinti da una volontà e da una tenacia fuori dal comune, il neozelandese Sir Edmund Hillary, apicoltore esperto e alpinista, e Tenzing Norgay, lo sherpa nepalese, hanno scritto la storia del XX secolo riuscendo dove molti altri avevano fallito prima di loro.

La spedizione guidata dal colonnello Sir John Hunt è stata condotta sotto l’egida del Joint Himalayan Committee, un ente britannico creato appositamente per supervisionare le missioni nel sistema alpino asiatico e co‑fondato dalla Royal Geographical Society e dal British Alpine Club. In totale, la squadra era composta di sedici membri. Tuttavia, i vincoli logistici di un’avventura di tale portata hanno richiesto l’intervento di centinaia di portatori per trasportare le tonnellate di attrezzature necessarie lungo il percorso. L’equipaggiamento altamente tecnologico, riposto all’interno di decine di pacchi scrupolosamente catalogati, aspettava il momento di essere utilizzato. Dalle scarpe da trekking appositamente progettate alle tende testate nella galleria del vento, tutto era stato predisposto in modo che questo nuovo tentativo avesse le migliori possibilità di riuscita. Anche Rolex ha partecipato all’avventura con gli orologi Oyster Perpetual che facevano parte dell’attrezzatura. “Gli orologi Oyster Perpetual di Rolex di cui erano dotati alcuni membri della spedizione britannica hanno nuovamente dimostrato la loro affidabilità sull’Everest”, ha scritto Sir John Hunt al suo ritorno. “Siamo stati molto soddisfatti della precisione con cui indicavano l’ora. Questa qualità ha permesso ai vari membri del team di sincronizzare i loro rispettivi segnatempo. […]. Gli orologi hanno funzionato a meraviglia e siamo giunti alla conclusione che i Rolex Oyster sono stati un importante elemento dell’equipaggiamento di alta montagna.”



L’HIMALAYA COME TERRENO DI PROVA

Le condizioni in alta montagna rappresentano l’ambiente ideale per valutare l’affidabilità e la robustezza di un orologio. Per Rolex, l’Himalaya è stato il miglior laboratorio naturale.

Durante la prima metà del XX secolo, l’Himalaya e le sue cime inviolate hanno destato l’interesse delle nazioni e affascinato gli alpinisti del mondo intero. L’Everest in particolare, questo colosso che sovrasta la mitica catena montuosa, è stato oggetto di grande interesse. Questo richiamo per le vette più alte, sentito su scala internazionale, unito alla possibilità di testare i propri orologi “dal vero”, ha portato Rolex ad associarsi a numerosi team di alpinisti pionieristici. Tra il 1933 e il 1955, sono partite ben diciassette spedizioni dotate di orologi del Marchio, alla conquista delle vette più alte.

Questi orologi sono stati i testimoni di diverse “prime” ascensioni, a cominciare dall’Everest nel 1953, la cima più alta del mondo con i suoi 8.848 metri, seguita dal K2 nel 1954, la seconda cima più alta del mondo con i suoi 8.611 metri, dal monte Kangchenjunga nel 1955, la terza cima più alta del mondo con i suoi 8.586 metri e dal monte Makalu nello stesso anno, la quinta cima più alta del mondo con i suoi 8.485 metri.


UN’ALPINISTA SVIZZERA PIONIERA DELL’HIMALAYA

Annelies Lohner è stata all’origine di una straordinaria spedizione svizzera nella catena montuosa più alta del mondo. Gli Oyster Perpetual di Rolex facevano parte dell’equipaggiamento degli alpinisti.

La giovane alpinista di grande talento Annelies Lohner, originaria di Grindelwald, un paesino delle Alpi bernesi ai piedi della celebre Jungfrau, ha dimostrato una forza di carattere fuori dal comune proponendo di organizzare la prima spedizione svizzera del dopoguerra nell’Himalaya. Amante dell’avventura e pioniera delle scalate delle cime più alte, è riuscita a convincere la Fondazione svizzera per la ricerca alpina che una spedizione nel gruppo montuoso di Gangotri, che fa parte dell’Himalaya del Garhwal nel nord dell’India, era la cosa giusta da fare. La spedizione di cui fa parte ha affrontato nell’arco di cinque mesi, da maggio a settembre 1947, le tappe iniziali scalando in successione il Kedarnath, il Satopanth, il Kalindi Peak – dalla cresta nord‑est –, il Balbala e il Nanda Ghunti, senza dimenticare una ricognizione nel massiccio del Chaukhamba: tutte montagne le cui cime superano i 6.000, se non i 7.000 metri di altitudine. Per sostenerli nel loro progetto, Rolex ha affidato a ognuno dei cinque membri della spedizione un Oyster Perpetual che è rimasto al loro polso per tutta la durata dell’impresa. Questi orologi li hanno accompagnati in ogni gesto quotidiano e hanno affrontato le condizioni estreme senza mai fallire. Al loro ritorno, ogni alpinista ne ha sottolineato le caratteristiche d’impermeabilità, di precisione e di comfort di utilizzo, quest’ultimo legato al sistema di carica automatica del movimento mediante rotore Perpetual. “Gli orologi Rolex che abbiamo tutti al polso sono straordinari per la loro regolarità. Ci sono molto utili e ci fa un immenso piacere indossarli. Il fatto che non sia necessario caricarli è particolarmente apprezzabile”, ha scritto André Roch, la guida della spedizione, dal campo base del Gangotri il 7 luglio 1947.

Nel 1948, durante la fiera di orologeria che si è tenuta dopo il ritorno dei cinque alpinisti, Rolex ha allestito una vetrina speciale che inscenava alcune delle vette conquistate e ha presentato diversi orologi che erano stati indossati durante l’impresa.


IMPERMEABILITÀ NELLE ACQUE GHIACCIATE
La cassa Oyster di Rolex, rivoluzionaria per via della sua perfetta impermeabilità, è stata testata qualche anno dopo il suo lancio da un celebre esploratore durante una spedizione in Groenlandia.

La polvere e l’umidità sono tra i peggiori nemici dell’orologio e possono danneggiarne permanentemente l’interno compromettendo la sua funzione di indicare l’ora. Per questo motivo Rolex ha sviluppato la cassa Oyster, per volere del fondatore del Marchio Hans Wilsdorf, convinto della necessità di tale invenzione. Questa cassa perfettamente ermetica è stata brevettata nel 1926. Per accertarsi della sua impermeabilità in qualsiasi situazione, Rolex ha regolarmente affidato i propri orologi con cassa Oyster agli esploratori affinché questi li testassero sul campo. L’esploratore polare Henry George “Gino” Watkins ha portato con sé diversi esemplari Oyster Perpetual durante la sua spedizione lungo le coste della Groenlandia tra il 1930 e il 1931. Al suo ritorno, ha condiviso con Rolex la sua ammirazione per questi segnatempo che erano stati immersi nell’acqua più volte durante il suo viaggio, continuando a funzionare perfettamente nonostante tutto.


L’EXPLORER, UN OMAGGIO AI PIONIERI

La nuova generazione dell’Explorer esibisce elementi in oro giallo 18 ct e celebra il retaggio degli esploratori del XX secolo.

L’Explorer di nuova generazione è un sapiente abbinamento di prestigio e robustezza e associa l’oro giallo 18 ct e l’acciaio Oystersteel in una versione Rolesor gialla pensata come un omaggio agli alpinisti e agli esploratori del XX secolo. Il suo diametro di 36 mm, identico a quello del modello originale presentato nel 1953, è anche un riferimento ai tempi in cui le cime più alte del mondo erano avvolte dal mistero ed erano ancora inviolate. L’Explorer di nuova generazione ospita il calibro 3230 presentato nel 2020, quintessenza del know‑how di Rolex in termini di meccanica orologiera, che comprende l’esclusivo scappamento Chronergy, la spirale Parachrom blu e che vanta una riserva di carica di circa 70 ore. Preciso, resistente agli urti, agli sbalzi di temperatura e ai campi magnetici, il calibro 3230 è il frutto di quasi un secolo di cultura dell’innovazione tecnica incentrata sulla ricerca perpetua delle migliori prestazioni, sia in termini di cronometria che di robustezza.

SUPERARE SE STESSI

Senza l’orologio, l’esploratore non può vincere le proprie sfide. Solo grazie al suo segnatempo può monitorare il tempo, un fattore decisivo per portare a termine un’impresa; è la garanzia della sua sopravvivenza. Per chi spinge fino ai limiti del possibile le capacità del proprio organismo, è uno strumento essenziale in condizioni estreme. Le sue caratteristiche di resistenza, precisione e leggibilità sono decisive, soprattutto in situazioni di solitudine assoluta, quando tutti i punti di riferimento scompaiono e quando sfuma il confine tra il giorno e la notte. Proprio come chi lo indossa, l’orologio deve resistere alle condizioni più difficili. Rolex ha accompagnato Erling Kagge nella sua conquista dei tre poli, che includeva la traversata dell’Antartide in solitaria e senza assistenza; l’alpinista Ed Viesturs, che ha scalato successivamente quattordici vette sopra gli 8.000 metri senza ossigeno supplementare; l’avventuriero Rune Gjeldnes, il primo uomo ad aver attraversato il Mar Glaciale Artico senza rifornimenti; e la dottoressa Christine Janin, la prima donna a raggiungere il Polo Nord senza assistenza e senza cani da slitta, prima di affrontare la scalata della vetta più alta di ogni continente. Ognuno di questi personaggi si è spinto il più lontano possibile nel superamento dei propri limiti, aprendo nuovi orizzonti e dando un significato nuovo alla resistenza umana.


ERLING KAGGE

ALLA CONQUISTA DEI TRE POLI

Erling Kagge, di origini norvegesi e appassionato di sfide estreme, ha messo a segno una “tripletta” portando a termine per primo la “sfida dei tre poli” e conquistando il Polo Nord, il Polo Sud e la cima dell’Everest. Per riuscire in questa straordinaria impresa, ha dovuto attingere alla propria forza interiore.

Nessun cane per trainare le slitte. Nessun supporto aereo che sganciasse i rifornimenti durante la spedizione. Nessun mezzo di trasporto oltre al proprio corpo. L’obbligo di sfilarsi dal sacco a pelo la mattina a –54 °C. “Era un’impresa impossibile. Ma se qualcuno era in grado di riuscirvi, quelli eravamo noi.” Con queste parole Erling Kagge, esploratore polare, alpinista, Testimonial Rolex dal 2003 al 2008 e membro della Giuria dei Rolex Awards for Enterprise nel 2006, ha descritto la sua impresa con Børge Ousland, un altro avventuriero avvezzo alle missioni impossibili. Nel marzo 1990, sono stati i primi a raggiungere il Polo Nord con gli sci e senza alcun aiuto esterno. In mente, avevano un’unica idea fissa: toccare il traguardo con i loro mezzi, il loro coraggio, la loro determinazione e la loro forza di volontà.

Due anni dopo Erling Kagge ha affrontato il Polo Sud, questa volta da solo. Nel 1992‑1993, l’esploratore ha conquistato per primo l’altra estremità del globo, in solitaria e senza assistenza. Più di 1.300 km percorsi, più di cinquanta giorni trascorsi senza pronunciare una sola parola. Erling Kagge non ha avuto alcun contatto con il mondo esterno, ha combattuto senza sosta contro il freddo, la fame e l’affaticamento. Questa impresa gli è valsa l’onore di apparire sulla copertina della rivista TIME nel 1993.

L’anno successivo, nel 1994, l’esploratore ha raccolto con successo una nuova sfida: sempre senza aiuto esterno, ha raggiunto la cima dell’Everest. Più tardi, ha scritto la storia diventando il primo uomo a completare la “sfida dei tre poli” e conquistando il Polo Nord, il Polo Sud e l’Everest. Per portare a termine questi exploit, Erling Kagge si è spinto oltre i propri limiti. La sua filosofia si basava su un inarrestabile ottimismo, sulla passione per lo sforzo costante, sulla volontà di realizzare i propri sogni a qualunque prezzo, sulla sua capacità di controllare i propri difetti e i propri limiti per superare se stesso.

Questo avventuriero dell’estremo, con il suo percorso, suscita ammirazione e fa riflettere sulla capacità degli esseri umani di attingere nel più profondo di se stessi per eccellere, in qualunque ambiente e qualunque siano le condizioni. Viaggiando in lungo e in largo per il pianeta, ha conquistato le proprie vittorie una dopo l’altra grazie alla costanza e alla tenacia che lo contraddistinguono. Erling Kagge non è solo l’autore di questa “tripletta” di exploit sportivi, ma è anche, e soprattutto, un filosofo che rivendica la felicità e che non si stanca mai di ripetere: “Abbiamo bisogno delle sfide e delle difficoltà per essere felici”.


ED VIESTURS

LA GESTIONE DEL TEMPO IN ALTITUDINE

Ed Viesturs ha conquistato tutte le vette sopra gli 8.000 metri senza ossigeno supplementare. Il suo orologio e alcune regole essenziali su come controllare il tempo durante le sue scalate lo hanno aiutato nelle sue imprese.

Con uno sguardo chiaro e limpido come i suoi pensieri, Ed Viesturs, alpinista esperto e Testimonial Rolex, è riuscito nell’impresa di scalare quattordici vette sopra gli 8.000 metri senza ossigeno supplementare. Per lui, l’orologio da polso è un elemento centrale del suo equipaggiamento, per via del suo significativo contributo al successo e alla sicurezza di una scalata.

“La gestione del tempo in montagna influenza direttamente le possibilità di riuscita, se non di sopravvivenza, soprattutto il giorno dell’ascensione finale”, spiega Ed Viesturs. “Ogni mezz’ora conta. La cosa più importante è sapere a che ora devo rientrare al campo base più vicino dopo aver raggiunto la vetta. La pianificazione dell’intera giornata dipende dall’orario di ritorno. Partendo da questo posso calcolare l’ora di partenza: meglio se di buon’ora, quando la temperatura è ancora bassa, se si vuole beneficiare delle condizioni di sicurezza ottimali e avere tempo di riserva in caso di imprevisti o di ritardi. La discesa è la seconda sfida e mi sono imposta la regola di non cominciarla mai dopo le 14, sia che l’obiettivo sia stato raggiunto oppure no. Intraprendere la strada del ritorno con sufficiente luce naturale ed energia è la configurazione ideale. Gli alpinisti che hanno ritardato l’ora di rientro si sono trovati a dover affrontare situazioni pericolose e in alcuni casi mortali. Il buio, il freddo, la stanchezza o la mancanza di ossigeno diventano fattori critici.” In ognuna delle sue ascensioni, Ed Viesturs indossa lo stesso Explorer II con quadrante bianco ricevuto nel 1994. “Non mi ha mai deluso e possiede tutte le qualità necessarie quando si pratica alpinismo; è a carica automatica, è robusto e le lancette sono facilmente leggibili sul quadrante, anche al buio. La solidità del vetro rappresenta un ulteriore vantaggio poiché durante l’ascensione capita che l’orologio urti un pezzo di roccia o di ghiaccio. Sono convinto che sia l’elemento più importante del mio equipaggiamento. Durante la spedizione, lo guardo regolarmente. Il mio orologio, indicando l’ora, è la garanzia della mia sicurezza.”


RUNE GJELDNES

LA NOZIONE DEL TEMPO AI POLI

L’esploratore Rune Gjeldnes vanta diversi primati al suo attivo. Nell’ambiente polare, il suo orologio scandisce le sue giornate minuto per minuto.

Nell’immensa distesa bianca dei poli, quando il sole non cala mai, il tempo diventa un concetto relativo. In questi casi, l’orologio si rivela uno strumento indispensabile per permettere all’esploratore di strutturare le proprie giornate e avanzare lungo il proprio tragitto con regolarità e in modo coordinato. Tra le sue varie conquiste, Rune Gjeldnes è stato il primo uomo ad aver attraversato la Groenlandia da sud a nord, il Mar Glaciale Artico poi l’Oceano Antartico – nell’ambito di una spedizione chiamata The Longest March e sponsorizzata da Rolex –, sempre con gli sci e senza assistenza. Durante i suoi viaggi polari, il suo Explorer II gli ha permesso di seguire una routine, un fattore indispensabile. “In una spedizione, lo scorrere dei giorni è relativo. Durante il primo mese, si mantiene l’abitudine di contarli. Poi, ci si concentra sull’obiettivo da raggiungere senza preoccuparsi di che giorno è. Il tempo, invece, detta l’intera organizzazione della giornata: alzarsi e preparare l’attrezzatura in orario, seguire il ritmo di progressione più efficace, ossia 50 minuti di sci seguiti da una pausa di 10 minuti. Inoltre, al termine della giornata è fondamentale sapere a che ora fermarsi, montare il campo e mangiare il più velocemente possibile per essere certi di avere tempo a sufficienza per riposare. Durante gli ultimi quattordici giorni della mia spedizione in solitaria al Polo Nord, tutta la mia attenzione si è concentrata sulla gestione del tempo e sulle ore trascorse ad avanzare verso l’obiettivo. Questa è stata la chiave del successo! Poter contare su una routine basata sul tempo è un sollievo.” Per far sì che il tempo sia un alleato, occorre un orologio di qualità eccellente. “Ogni minuto conta quando ci si trova in territori inospitali. È indispensabile poter fare affidamento su un orologio preciso. Inoltre, come nel caso dell’Explorer II, la data è altrettanto utile, perché anche se si perde la nozione dei giorni che scorrono, è sempre bello sapere che è il 20 e non il 23 del mese.”


CHRISTINE JANIN

I LIMITI PSICOFISICI NEGLI AMBIENTI ESTREMI

Il corpo umano è in grado di adattarsi alle condizioni climatiche più avverse, a condizione di essere correttamente allenato. La dottoressa ed esploratrice Christine Janin definisce le qualità psicofisiche necessarie alla sopravvivenza nelle regioni più inospitali del globo.

“A 8.000 metri di altitudine, a –40 o –50 °C, possiamo contare su circa il 10% delle nostre capacità fisiche”, spiega Christine Janin, alpinista, esploratrice polare, medico e Testimonial Rolex dal 2001 al 2006. “Inoltre, il pericolo costante provoca un misto di stress fisico e psicologico. L’alpinismo ad altitudini molto elevate, alla stregua dell’esplorazione polare, richiede quindi alcune qualità: oltre a essere perfettamente allenati, occorre una buona dose di ottimismo, coraggio e tenacia.” Le donne e gli uomini che riescono a raggiungere gli estremi geografici della Terra rappresentano senz’altro un gruppo a parte, con una resistenza fisica e una resilienza eccezionali.

“La chiave del successo di un’ascensione o di una spedizione è partire in perfetta forma. Per riuscirvi, occorre essere molto allenati. La preparazione inizia diversi anni prima della partenza, in modo da poter accumulare esperienza e adattare il proprio corpo alle condizioni cui bisognerà far fronte.” I pericoli sono numerosi. Il freddo estremo, i venti violenti e l’assenza di soccorsi in prossimità sono caratteristiche che accomunano gli ambienti in alta quota e quelli polari. In montagna, per via dell’ossigeno rarefatto nell’aria, si potrebbe dover fare i conti anche con la malattia da altitudine acuta e con uno stato d’animo negativo. Gli alpinisti sono capaci di agire senza criterio quando vogliono raggiungere la vetta a tutti i costi. L’unica via d’uscita per questi sportivi dell’estremo sta nell’autodisciplina e nell’autocontrollo. “Garantire la propria sopravvivenza è, in definitiva, una questione di fiducia in se stessi, di conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti, della propria condizione fisica e della propria capacità di rinunciare in qualsiasi momento dell’avventura, grazie a un’analisi lucida della situazione di rischio in cui ci si trova”, aggiunge Christine Janin.

In questi ambienti dove ogni mossa deve essere calcolata e dove il tempo deve essere sempre conteggiato, queste donne e questi uomini lottano costantemente per mantenere il loro equilibrio psicofisico. Questi sforzi incommensurabili hanno un solo e unico obiettivo: superare se stessi. “Una cima si conquista metro dopo metro, respiro dopo respiro. In questa ricerca, si scopre di avere qualità insospettate, grazie alle quali si riesce ad andare fino in fondo. Rendersi conto che si è in grado di affrontare il pericolo e superare le sfide imposte dall’ambiente è fonte di immensa gioia”.


L’EXPLORER II, UN OROLOGIO‑STRUMENTO ALL’AVANGUARDIA

L’Explorer II di nuova generazione contiene i più recenti sviluppi tecnici di Rolex. Interamente riattualizzato, è pronto per affrontare nuove missioni.

Con la sua visualizzazione in contrasto dove gli indici e le lancette si stagliano distintamente sul quadrante laccato bianco o nero e con l’indicazione 24 ore mediante la lancetta arancio e la lunetta incisa, l’Oyster Perpetual Explorer II si è imposto nel tempo come l’orologio di riferimento di numerosi alpinisti ed esploratori. Le sue notevoli prestazioni tecniche si sono rivelate preziose nelle condizioni estreme in cui può essere indossato.

Le parti non meccaniche dell’Explorer II di nuova generazione sono state interamente rivisitate. Le proporzioni della cassa e del bracciale sono state riviste e la visualizzazione è stata oggetto di ottimizzazione. Le lancette e gli indici Chromalight, infatti, sono ricoperti o rivestiti di una sostanza luminescente ottimizzata ed esclusiva la cui intensità luminosa dura più a lungo al buio. Inoltre, è stata apportata un’ulteriore miglioria significativa: oggi, l’Explorer II ospita il calibro 3285, un movimento di orologeria all’avanguardia della tecnologia. Progettato come uno strumento essenziale per le spedizioni, l’Explorer II può contare su nuovi punti di forza per portare a termine le proprie missioni.

CONOSCERE E PRESERVARE

I confini del mondo sono stati conquistati. Le cime, i poli e gli abissi oceanici non sono più così inaccessibili e il mistero non è più l’unica ragione che incita l’uomo a respingere i limiti della propria conoscenza della Terra. Eppure, gli esploratori esistono tuttora. Lo scopo delle loro ricerche non è più spingersi dove nessuno è andato prima di loro. La loro ambizione è un’altra. Vogliono comprendere meglio il pianeta e coglierne le fragilità per proteggerlo meglio. Nel 1957, Rolex ha partecipato all’Anno geofisico internazionale durante il quale, per la prima volta, gli scienziati del mondo intero hanno unito le loro conoscenze per meglio comprendere il nostro pianeta. Da quel momento l’esplorazione ha assunto una dimensione diversa. Le spedizioni scientifiche si sono moltiplicate. Il vulcanologo Haroun Tazieff, il biologo Nigel Winser, il geologo Francesco Sauro e l’esploratore Alain Hubert sono i rappresentanti di questa categoria di ricercatori avventurieri e tutti hanno beneficiato dell’accompagnamento di Rolex nella loro instancabile ricerca di comprendere meglio il pianeta per preservarlo e assicurargli un futuro. Nel 2019, per spingersi oltre, Rolex ha avviato Perpetual Planet, una iniziativa a sostegno dei progetti destinati a respingere le frontiere della conoscenza, a migliorare le condizioni di vita e a tutelare l’ambiente.


ROLEX E L’ANNO GEOFISICO INTERNAZIONALE

L’impegno del Marchio con la corona a favore della conoscenza scientifica è uno dei pilastri della sua storia e della sua identità. L’Anno geofisico internazionale ha rappresentato l’opportunità di dimostrare questo impegno.

Il Sole è una sfera di materiale incandescente e la sua attività magnetica varia in funzione dei cicli che attraversa. Durante le fasi di alta intensità, la nostra stella emette un potente irraggiamento. All’inizio del XX secolo, l’impatto di questo fenomeno sulla Terra, a quell’epoca ancora sconosciuto, è stato l’occasione di organizzare una delle più grandi operazioni di ricerca scientifica mai realizzate: l’Anno geofisico internazionale. Il progetto, che si è protratto dal 1957 al dicembre 1958, un periodo di intensa attività magnetica solare, mirava ad approfondire la conoscenza dell’uomo relativamente ai numerosi argomenti legati alla Terra e alle sue interazioni con gli astri circostanti, tra cui il Sole. L’evento raggruppava addirittura undici discipline scientifiche, dallo studio dei raggi cosmici a quello dell’aurora boreale, dalla sismologia all’oceanografia.

Rolex ha partecipato all’Anno geofisico internazionale prestando diversi orologi alla spedizione britannica incaricata di allestire una base scientifica in Antartide – la Base Halley –, allo scopo di effettuare osservazioni meteorologiche sulla Terra, sull’atmosfera e sullo spazio. Dal 1955, data in cui sono partiti i primi uomini incaricati di edificare la stazione, sino al loro ritorno una volta portata a termine la missione, gli orologi hanno dato piena soddisfazione.

“[Dal momento in cui l’ho indossato per la prima volta, il mio orologio] è diventato una parte di me, una parte indispensabile e affidabile; ha anticipato solo di pochi secondi alla settimana, nonostante sia stato esposto a temperature estreme come quelle della stufa accesa o quelle esterne quando scavavo –50 C°”, ha scritto il chirurgo‑capitano David Dalgliesh. Doug Prior, un falegname che faceva parte della stessa spedizione, ha espresso quanto segue pochi mesi dopo la conclusione del progetto: “Rispetto alle prestazioni dell’orologio, in tutta onestà non riesco a trovargli il minimo difetto.” E ha aggiunto: “Dovevo tagliare centinaia di incastri a mortasa con mazzuolo e scalpello e l’orologio non solo doveva resistere alle temperature glaciali, ma doveva anche sopportare l’urto ogni volta che colpivo lo scalpello.” Anche in questo caso, gli orologi Rolex si sono distinti per la loro capacità di sopportare i trattamenti inflitti senza che le loro prestazioni ne soffrissero.


ROLEX E NATIONAL GEOGRAPHIC

Migliorare la conoscenza del mondo per meglio proteggerlo. Questa è l’essenza dell’impegno condiviso di Rolex e National Geographic a favore del pianeta per le generazioni future. Con l’obiettivo di sviluppare la protezione degli ecosistemi – in primis gli oceani, le foreste tropicali e le catene montuose – il Marchio è concretamente impegnato ai quattro angoli del globo al fianco dell’organizzazione. Questa partnership, che oggi è stata ulteriormente consolidata, risale a circa settant’anni fa e precisamente al 1954. National Geographic, un’organizzazione che è sinonimo di scoperta, può contare sulla preziosa alleata Rolex che negli anni non è mai venuta meno al suo sostegno a favore delle iniziative pionieristiche nel campo dell’esplorazione e della tutela della natura, due settori di attività che oggi sono complementari nella costruzione di un futuro sostenibile.


HAROUN TAZIEFF
LA VULCANOLOGIA AL SERVIZIO DEL PIANETA

Nel corso dei decenni, numerosi esploratori e scienziati del mondo intero sono diventati Testimonial Rolex. Haroun Tazieff, il celebre vulcanologo e speleologo francese, è tra questi. La sua sete di scoperta e di conoscenza del mondo lo ha portato più volte ad avvicinarsi il più possibile ai vulcani. L’obiettivo? Misurare i cambiamenti di temperatura dei gas e del magma causati dalle loro eruzioni. Alla base delle sue celebri spedizioni vi era la volontà di raccogliere i dati indispensabili alla comprensione degli ambienti naturali; oggi, queste informazioni ci permettono di attirare l’attenzione sulla fragilità del pianeta. Già nel 1979, il vulcanologo parlava del ruolo delle emissioni massicce di CO2 relativamente ai rischi di riscaldamento climatico che la Terra sta affrontando oggi.


FRANCESCO SAURO
LA SPELEOLOGIA PER COMPRENDERE L’EVOLUZIONE DELLA VITA

Francesco Sauro, un geologo italiano Vincitore dell’edizione 2014 dei Rolex Awards for Enterprise, organizza e conduce spedizioni speleologiche, in particolare nelle aree remote e meno conosciute del Sud America. Con la sua squadra, si reca sulle montagne a cima piatta che si estendono tra il Brasile e il Venezuela per calarsi nelle viscere della Terra. Esplorando queste grotte sotterranee dove nessun essere umano si è mai avventurato prima di lui, ha raccolto indizi preziosi per la comprensione del mondo. Le spedizioni che ha condotto gli hanno permesso di dimostrare l’esistenza di forme di vita uniche, come le colonie batteriche che, nelle grotte più profonde, ci permettono di capire meglio l’evoluzione della vita sul pianeta.


NIGEL WINSER
STUDIARE I DESERTI PER PREVEDERE IL FUTURO

Per Nigel Winser, la comprensione della natura è la chiave del nostro futuro. A parere di questo ricercatore che ha partecipato a una missione della Royal Geographical Society sostenuta da Rolex, gli scienziati sul campo devono raccogliere e condividere i dati sugli ecosistemi, che sono in costante evoluzione. Così facendo, si può disporre delle conoscenze necessarie per prendere le giuste decisioni sul cambiamento climatico. Nigel Winser, un ricercatore in scienze della vita originario del Kenya, conduce programmi di ricerca scientifica per studiare il mondo naturale, con l’obiettivo di garantire al pianeta un futuro sicuro e sostenibile. Nella sua qualità di scienziato attivo sul campo, ha intrapreso importanti studi biologici nel deserto del Sahara, nell’Etiopia occidentale e in Kenya. Sostiene, infatti, che le sabbie del deserto siano laboratori viventi per lo studio della biodiversità e del cambiamento climatico.


ALAIN HUBERT
LA SCIENZA E L’ESPLORAZIONE PER LA TUTELA DEL PIANETA

Alain Hubert è un esploratore belga e un Testimonial Rolex. Tra le altre cose, vanta al suo attivo la più lunga traversata dell’Antartide (oltre 4.000 km). Nelle sue varie esplorazioni dei poli, ha sempre fatto riferimento alla scienza per attirare l’attenzione sugli effetti devastanti del riscaldamento globale. A tale scopo, ha fatto costruire una stazione di ricerca internazionale in Antartide. Il suo lavoro consiste nell’effettuare misurazioni e prelievi negli ambienti estremi. I dati raccolti sono utilizzati per comprendere l’evoluzione degli ecosistemi e per documentare la natura e la velocità del cambiamento climatico. Per Alain Hubert, l’esplorazione e l’osservazione sul campo sono fondamentali per ottenere dati scientifici che consentano di creare modelli predittivi.


ROLEX: ALLA PERPETUA RICERCA DELL’INNOVAZIONE

Per Rolex, la ricerca e lo sviluppo hanno sempre occupato una posizione di rilievo, allo scopo di progettare e produrre orologi precisi e affidabili in ogni circostanza.

Fin dalla sua creazione, e per volere del suo fondatore Hans Wilsdorf, Rolex si è impegnata a rendere i propri orologi sempre più precisi e affidabili. Con lo sguardo costantemente rivolto all’innovazione, Rolex ha sviluppato un know‑how unico per affrontare e risolvere i problemi tecnici dell’orologeria. Nel tempo, ha sviluppato un alto potenziale in materia di ricerca e sviluppo, tanto che oggi il Marchio può contare sulle conoscenze e le competenze dei propri esperti interni di statistica, astrofisica e scienza dei materiali, per continuare a migliorare la qualità dei suoi orologi. Un esempio concreto di questa costante ricerca dell’eccellenza risale al 2015, quando è stata ridefinita la certificazione di Cronometro Superlativo, un titolo esclusivo del Marchio creato storicamente per attestare la precisione cronometrica dei movimenti degli orologi Rolex, che si è poi evoluto per applicarsi, oggi, alle prestazioni dell’orologio assemblato. Ogni orologio prodotto dal Marchio è automaticamente sottoposto a una serie di test condotti da Rolex nei propri laboratori e secondo i propri criteri. Questi controlli mirano a garantire le prestazioni superlative dell’orologio al polso in termini di carica automatica, autonomia, precisione e impermeabilità. Una volta completato con successo questo protocollo, l’orologio riceve lo status di Cronometro Superlativo, simboleggiato da un sigillo verde, e beneficia di una garanzia internazionale di cinque anni.

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